Vendere o affittare un immobile di prestigio a Milano: un confronto sulle implicazioni fiscali
- lelio

- 16 set 2025
- Tempo di lettura: 5 min

I proprietari di immobili di pregio a Milano si trovano spesso di fronte a un bivio strategico: vendere la proprietà per monetizzare l'investimento o metterla a reddito tramite affitto? Entrambe le opzioni presentano vantaggi e svantaggi, ma è sul piano fiscale che emergono le differenze più significative, capaci di influenzare drasticamente il guadagno netto finale. Una scelta informata richiede una chiara comprensione delle implicazioni tributarie di ciascuna strada.
1. Implicazioni fiscali della vendita di un immobile di prestigio
Quando si vende un immobile, l'aspetto fiscale più rilevante è la plusvalenza immobiliare, ovvero il guadagno derivante dalla differenza tra il prezzo di vendita e il costo di acquisto (o costruzione), aumentato delle spese inerenti.
Tassazione della plusvalenza:
IRPEF (tassazione ordinaria): Se la vendita avviene entro 5 anni dall'acquisto (o dalla costruzione), la plusvalenza è tassata come "reddito diverso" e concorre alla formazione del reddito complessivo del venditore, con aliquote IRPEF progressive che possono arrivare fino al 43% (più addizionali regionali e comunali).
Imposta sostitutiva: Il venditore può optare per l'applicazione di un'imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza, versata direttamente dal notaio al momento del rogito. Questa è spesso l'opzione più vantaggiosa per chi ha redditi elevati.
Casi di esenzione:
La plusvalenza non è tassata se la vendita avviene dopo 5 anni dall'acquisto o costruzione.
Non è tassata se l'immobile è stato adibito ad abitazione principale del venditore (o dei suoi familiari) per la maggior parte del periodo tra acquisto e vendita.
Altre spese: Oltre alla potenziale tassazione sulla plusvalenza, il venditore deve considerare i costi dell'agente immobiliare, le spese notarili relative alla cancellazione di ipoteche (se presenti) e gli eventuali costi per la regolarizzazione documentale dell'immobile.
2. Implicazioni fiscali dell'affitto di un immobile di prestigio
Mettendo a reddito un immobile di pregio, il proprietario percepisce canoni di locazione che sono considerati reddito e, come tali, soggetti a tassazione. Le opzioni fiscali principali sono due:
Regime ordinario (IRPEF):
I canoni di locazione vengono sommati al reddito complessivo del proprietario e tassati con le aliquote IRPEF progressive (fino al 43%), più addizionali regionali e comunali.
È possibile dedurre o detrarre alcune spese (es. IMU, spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, interessi passivi su mutuo) ma solo nella misura in cui non si superano determinati limiti o non si rientra in specifiche categorie.
Sono dovute imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione.
Regime della cedolare secca:
È un regime facoltativo per le persone fisiche. Invece della tassazione ordinaria, si applica un'aliquota fissa e sostitutiva sui canoni di locazione.
21% per contratti a canone libero (4+4 anni).
10% per contratti a canone concordato (3+2 anni), applicabile in comuni ad alta densità abitativa come Milano.
Vantaggi: Nessuna imposta di registro e di bollo. Il reddito da cedolare non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF.
Rinunce: Si rinuncia all'aggiornamento del canone in base all'indice ISTAT per tutta la durata dell'opzione.
Altre spese: Il locatore deve considerare le imposte locali (IMU/TASI se non abitazione principale), le spese per l'agente immobiliare per la ricerca dell'inquilino, e i costi di manutenzione e gestione dell'immobile.
3. Quale scelta conviene? Un'analisi comparativa
La scelta tra vendere e affittare dipende da molteplici fattori, ma una corretta valutazione fiscale è imprescindibile:
Orizzonte temporale:
Breve/medio termine: Se la vendita avviene entro 5 anni dall'acquisto e si prevede una plusvalenza significativa, l'opzione dell'imposta sostitutiva al 26% sulla plusvalenza potrebbe essere meno gravosa delle aliquote IRPEF sul reddito da locazione per un periodo di tempo prolungato.
Lungo termine: Se si prevede di tenere l'immobile per più di 5 anni, la vendita sarà esente da plusvalenza, rendendo questa opzione fiscalmente più leggera sul capitale finale. Tuttavia, in questo periodo, l'affitto con cedolare secca potrebbe generare un flusso di reddito stabile e fiscalmente vantaggioso.
Fabbisogno di liquidità: La vendita offre un'immediata iniezione di liquidità. L'affitto genera un flusso di reddito costante ma più diluito nel tempo.
Rendimento netto: La cedolare secca al 10% (per canone concordato) è particolarmente attraente per gli immobili di pregio, potendo offrire un rendimento netto superiore al regime ordinario.
Situazione reddituale personale: Chi ha redditi elevati spesso trova la cedolare secca più conveniente del regime IRPEF per i canoni di locazione e l'imposta sostitutiva sulla plusvalenza più vantaggiosa della tassazione IRPEF.
FAQ su vendere vs affittare e le implicazioni fiscali
D: La scelta tra vendere e affittare è solo fiscale?
R: No, la scelta è multifattoriale. Oltre agli aspetti fiscali, bisogna considerare le condizioni di mercato (prezzi di vendita vs canoni di locazione), il fabbisogno di liquidità del proprietario, l'orizzonte temporale dell'investimento e la voglia di gestione dell'immobile. La fiscalità è una componente chiave, ma non l'unica.
D: Se scelgo di affittare, quali sono i rischi maggiori a livello fiscale?
R: Il rischio principale nel regime ordinario è che i canoni di locazione facciano scattare aliquote IRPEF più alte sul reddito complessivo. Se opti per la cedolare secca, il rischio è la rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone, che in periodi di alta inflazione potrebbe ridurre il potere d'acquisto del canone.
D: Posso cambiare idea e vendere dopo aver affittato per un po' di tempo?
R: Sì, è possibile. In questo caso, il periodo in cui l'immobile è stato affittato conterà ai fini del calcolo dei 5 anni per l'esenzione dalla plusvalenza sulla vendita. I redditi da locazione generati fino alla vendita saranno tassati secondo il regime scelto (ordinario o cedolare secca).
D: Gli immobili di lusso (A/1, A/8, A/9) rientrano nei contratti a canone concordato per la cedolare al 10%?
R: Sì, possono rientrare. I contratti a canone concordato sono definiti in base ad accordi territoriali tra le organizzazioni della proprietà e degli inquilini, e riguardano l'area geografica (comuni ad alta tensione abitativa) e la tipologia di immobile, non la sua classificazione come "di lusso" ai fini catastali.
D: L'IMU è diversa se affitto rispetto a quando vendo?
R: L'IMU (e la TASI, dove applicabile) è dovuta dal proprietario dell'immobile, indipendentemente dal fatto che lo affitti o meno. La sua aliquota non cambia in base alla locazione, ma è influenzata dalla classificazione dell'immobile (es. prima casa non di lusso, seconda casa, immobile di lusso).
Decisioni informate per massimi guadagni
La scelta tra vendere e affittare un immobile di prestigio a Milano è una decisione complessa che merita un'attenta analisi di ogni fattore, con un focus particolare sulle implicazioni fiscali. Comprendere le differenze tra la tassazione della plusvalenza sulla vendita e i regimi fiscali sui redditi da locazione (IRPEF vs Cedolare Secca) è fondamentale per massimizzare il tuo guadagno netto. Non lasciare al caso una scelta così importante.
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Massimizza il tuo investimento con una scelta informata.




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